PANE AL CARBONE VEGETALE : BUONO O NOCIVO ?

Varietà di pane

In questo periodo, sta facendo molto “rumore” la notizia trasmessa da striscia la notizia e altre trasmissioni, riguardo la composizione, e relativa vendita, del PANE AL CARBONE VEGETALE.

Noi, come molti altri negozi, abbiamo iniziato a proporre questo prodotto diversi mesi fa , senza che nessuno dicesse che poteva essere un pane fatto con prodotti  “nocivi”.

Quindi, come da nostra filosofia, abbiamo deciso di approfondire l’argomento chiedendo direttamente al nostro produttore (il panettiere) .

L’ importante per noi è cercare di  dare QUALITA’, SICUREZZA e BENESSERE in tutti i prodotti che trattiamo.

Abbiamo quindi deciso di SOSPENDERE la vendita del pane al carbone vegetale fino a quando non verrà fatta chiarezza sull’argomento, visto che non ragioniamo da commercianti (più vendi, perché è di “moda”, più guadagni), ma cerchiamo di ragionare da “naturopati” che cercano il corretto benessere generale della persona.

Andando ad indagare sull’argomento, la prima cosa che balza all’occhio è che il detto : “fatta la legge, trovato l’inganno” , anche in questa occasione trova fondamento ; infatti, come ci ha comunicato il panettiere sentendo il suo fornitore, il prodotto si può vendere benissimo, basta che non si utilizzi la parola PANE ma si usi ALIMENTO al carbone vegetale.

Perché questa sottigliezza ? Semplice : perché il prodotto incriminato, il colorante E153 , noto come “nero vegetale”, non può essere impiegato nella panificazione (qui trovate le specifiche e le direttive europee sul prodotto : http://www.efsa.europa.eu/it/efsajournal/pub/2592).

La cosa che balza subito all’occhio è che, come molte altre situazioni, c’è una grande confusione sull’argomento.

In Europa è consentito l’ utilizzo dell’ E153, mentre negli Stati Uniti è vietato; ma allora fa bene o fa male al nostro organismo?

L’Unione Nazionale dei Consumatori  denuncia i rischi della sostanza ottenuta dal processo di combustione incompleta del legno: Agostino Macrì, responsabile dell’area sicurezza alimentare dell’associazione, punta il dito proprio sulla combustione, quando è possibile la formazione di sostanze pericolose come gli idrocarburi policiclici aromatici. I cosiddetti IPA sono tollerati in misura molto ridotta dalla normativa europea, che quindi detta i parametri per l’utilizzo corretto del carbone vegetale in erboristeria, farmaceutica e a scopo alimentare.

D’altro canto è noto l’effetto farmacologico del carbone vegetale, che favorisce l’assorbimento a livello intestinale di gas potenzialmente nocivi, ed è quindi indicato in casi di aerofagia e cattiva digestione. Anche se “questo effetto assorbente potrebbe interferire con l’assunzione di farmaci come la pillola anticoncezionale” prosegue Macrì. Ecco perché l’attenzione non è mai troppa, anche se, solitamente, i panettieri utilizzano carbone vegetale in polvere in piccolissime quantità.

La nota del Ministero della Salute: non chiamatelo pane

Resta fermo il fatto che il pane, per definirsi tale, ammette esclusivamente l’utilizzo di acqua, farina, sale, zucchero, burro e latte dosati secondo ricetta ed esigenza. E infatti una nota del Ministero della Salute emanata già alla fine di dicembre cerca di far chiarezza sull’argomento: il carbone vegetale è classificato come additivo, pertanto incompatibile con la produzione di pane (e questo è il capo di imputazione per i panificatori denunciati per frode in Puglia), ma può essere impiegato nei prodotti alimentari come colorante o come sostanza con specifica indicazione sugli effetti benefici. Il regolamento a cui si fa riferimento per condizioni di impiego e dosi è quello della Comunità Europea n. 1333/2008, mentre un altro regolamento (231/2012) legifera sui requisiti di purezza del carbone stesso. Quando si può parlare di benefici per la salute (nello specifico riduzione dell’eccessiva flatulenza post-prandiale)? “Solo per un alimento che contiene 1 g di carbone attivo per porzione quantificata. L’indicazione va accompagnata dall’informazione al consumatore che l’effetto benefico si ottiene con l’assunzione di 1 g almeno 30 minuti prima del pasto e di 1 g subito dopo il pasto”. E per tornare all’affare pane al carbone vegetale, nello specifico, la nota del ministro Lorenzin ricorda: “È ammissibile la produzione di un ‘prodotto della panetteria fine’ denominato come tale, che aggiunga agli ingredienti base (acqua, lievito e farina), tra gli altri, anche il carbone vegetale come additivo colorante e nelle quantità ammesse dalla regolamentazione europea in materia (Reg. CE 1333/08 All. II Parte E)”. Per contro, non è ammissibile etichettare il prodotto di cui sopra come “pane”, né tanto meno fare riferimento ai suoi effetti benefici.

In Italia possiamo contare su un patrimonio alimentare che va oltre le “MODE” passeggere :

 Nel nostro Paese c’è tanta di quella materia prima di qualità che dovremmo concentrarci per valorizzare questa biodiversità. Solo in Sicilia si contano 52 varietà di grani duri, e poi ci sono la segale, il farro e tutto un patrimonio di cereali poco esplorato. Quindi perché andare a panificare con il carbone vegetale?”. Certo è che “negli ultimi anni si assiste a un ritorno di interesse per i pani scuri”, di tutt’altra pasta però, visto che parliamo delle farine integrali che il panificatore milanese sa usare con tanta maestria: “Nel Dopoguerra il pane bianco era l’emblema del benessere; oggi il pane scuro è tornato a incuriosire il consumatore, dapprima per esigenze dietetiche, fino alla deriva del carbone vegetale”.

In conclusione, vista la confusione che c’è dietro questo prodotto, noi continueremo la ricerca su benefici o danni che può provocare e solo dopo un’attenta analisi, decideremo se riproporre questo pane .

Speriamo che questa nostra decisione venga apprezzata.

Lorenzo & Laura

 

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