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Il medico che ri-vorrei

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Avendo un contatto diretto con molte persone, sentiamo molti commenti e pareri su svariati argomenti. Uno di questi è il rapporto ODIERNO che si ha con i medici, soprattutto quelli di base, una volta chiamati i “medici della mutua”.

Io posso dire di avere la fortuna di non vedere medici (e di non averne bisogno) da più di 20 anni (non che prima li vedessi…), al punto che il medico di base che ho acquisito quando mi sono trasferito più di 12 anni fa, è andato in pensione senza mai avermi visto o io visto lei.

Il ricordo che ho del mio “medico della mutua” di quando ero piccolino è bello ! Non era solo un medico, ma una persona che VERAMENTE ti conosceva : ti chiedeva, ti ascoltava, ti visitava, sapeva tutto di te !

Ricordo anche il BELLISSIMO consiglio che aveva dato ai miei genitori quando mi avevano portato per una visita a causa di un principio di “piedi piatti” ; la sua “cura” è stata : “macchè scarpe ortopediche ! fatelo andare a piedi nudi il più possibile, soprattutto sui sassi…”. Ebbene, dopo neppure un anno avevo risolto il mio problema !!! E avevo la scusa per girare scalzo appena potevo !

Oggi non sembra più così il rapporto “medico-paziente”; sembra sempre più freddo, più meccanico…

Secondo noi, un buon medico deve saper andare più a fondo del problema; leggere i messaggi criptati del nostro corpo e intervenire sulle CAUSE degli eventuali squilibri oltre che sul sintomo immediato.

La febbre, ad esempio, semprechè non raggiunga temperature elevate, non è altro che un messaggio del nostro organismo che ci segnala una battaglia in corso contro agenti patogeni infiltratisi nel corpo.

Tentare di sopprimerla riempiendosi di farmaci, naturali e non, è concettualmente sbagliato : significa indebolire il nostro sistema immunitario, riducendolo all’apatia e all’inattività, rendendolo dipendente dall’intervento chimico del farmaco in qualsiasi situazione, presente e futura.

Nella maggior parte dei medici odierni, la “conoscenza” della persona viene meno; ciò che conta non è curare la persona ma debellare la malattia, è sperimentare il farmaco che vada bene per tutti coloro che soffrono di quel disturbo, senza considerare che ogni individuo è UNICO.

Sia chiaro, questo non significa che la medicina allopatica è sbagliata, al contrario : alcuni farmaci chimici, così come alcuni interventi della chirurgia, sono IMPRESCINDIBILI nel trattamento di alcune patologie e bisogna DIFFIDARE da chi dice il contrario.

Tuttavia sarebbe opportuna l’apertura di tutti verso nuovi orizzonti e idee in modo da abbinare l’uso di rimedi naturali, dove possibile, con la ricerca delle cause della malattia per debellarla alla fonte (visione olistica dell’individuo), arricchendo la medicina classica di nuove metodiche e non destabilizzandola.

Un piccolo accenno di  storia : la paternità della medicina moderna viene riconosciuta ad Ippocrate. Per lui la figura del medico è molto prestigiosa e non può essere divisa da quella dell’uomo. Come uomo il medico non è infallibile. Per sopperire a questo “difetto” egli deve applicarsi allo studio e all’aggiornamento costante con serietà e diligenza e comportarsi da “filosofo”, nel senso di colui che ama e conosce la scienza e che ricerca il sapere. Egli deve inoltre condurre uno stile di vita equilibrato e mostrare sempre la massima attenzione verso tutti coloro che hanno fame di sapere.

Già ai primi del XVIII secolo, il medico-filosofo tedesco Georg Ernst Stahl ascrive la salute del corpo quasi esclusivamente all’anima introducendo l’importanza della capacità profonda di autoregolazione di ciascun uomo, limitando in parte il predominio della fisicità umana.

Questa è la prima volta che si dà importanza alla psiche nella gestione dello stato di salute.

Tutta la medicina biologica ritiene elemento fondamentale per il mantenimento del benessere e della salute l’equilibrio dello stato psichico.

La vera svolta nella visione della medicina si deve a Christian Friedrich Samuel Hahnemann (fine del XVIII secolo), che propone una nuova visione del medico, del paziente e della medicina in generale. Persona geniale nella vita e negli studi, viene colto da crisi esistenziale e un giorno (nel 1789) uscendo nella sala del suo ambulatorio piena di pazienti esclama :

Amici mie, potete andarvene. Purtroppo io non sono in grado di alleviare le vostre sofferenze. Non so guarirvi. Perciò non voglio rubare il vostro denaro”.

Così facendo mette fine alla sua carriera di medico brillante, chiudendo l’ambulatorio e dichiarando pubblicamente la totale inefficacia delle terapie mediche della sua epoca. Dopo varie vicissitudini, nel 1804 scrive l’opera fondamentale della dottrina omeopatica, Organon, dell’Arte di Guarire.

Compilerà anche la Materia Medica Omeopatica, imponente trattato contenente l’elencazione di tutti i sintomi annotati, studiati e catalogati che derivavano dalle sperimentazioni dei rimedi omeopatici sull’uomo sano. In campo medico susciterà infinite polemiche e moltissimi nemici che si scaglieranno contro di lui.

Dal 1810 a oggi sono passati più di due secoli, ma le faziosità sull’omeopatia sono ancora esistenti. Ora è accettata da molti ma rifiutata dalla maggioranza. Elevata agli onori del mondo accademico in alcune nazioni, in molte altre (inclusa l’Italia) è messa al bando.

La medicina naturale, (con questo termine ci si riferisce quasi sempre a medicina biologica o medicina biointegrata) sta prendendo sempre più piede.

La medicina biologica o biointegrata ha un’impostazione che pone in primo piano il paziente e solo in seguito analizza la malattia. Lo scopo primario è il mantenimento o il ripristino del potere di autoguarigione (o guarigione endogena, cioè dall’interno). Il mezzo per raggiungere detta finalità consiste nell’impiego di alcune bioterapie, considerate i fondamenti della medicina biologica stessa.

Tra le bioterapie abbiamo : l’omeopatia, l’omotossicologia, la fitoterapia, la gemmoterapia, l’oligometalloterapia, la litoterapia dechelatrice, la nosodoterapia, l’isoterapia, l’organoterapia e la terapia con aminoacidi, metalli, vitamine e integratori alimentari. Ad esclusione di quest’ultima e della fitoterapia, tutte le bioterapie sfruttano il principio della farmacodinamica di impostazione omeopatica-hahnemanniana che diluisce e dinamizza il rimedio.

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